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mercoledì 16 luglio 2014

CRUDISTI - Gazpacho bicolor senza glutine

Il gazpacho è una zuppa fredda tipica della Spagna. La versione originale prevede l'aggiunta di pane per rendere il tutto più cremoso; io ho preferito sfruttare la capacità addensante dell'avocado, per rendere questa ricetta non solo adatta a coloro che portano avanti un regime dietetico di tipo crudista, ma anche ai celiaci. Ho provato ad applicare in questa preparazione i pochi principi igienisti che conosco: mi farebbe piacere se aggiungeste il vostro pensiero nei commenti, e che mi faceste sapere eventuali errori. Ho deciso di proporre una versione talmente "pura", senza aggiunta di olio d'oliva o  sale. 

La mia ricetta prevede l'aggiunta dello zenzero per "sferzare" un po' il sapore, e del succo di limone in sostituzione dell'aceto originale. Il limone consente inoltre al cetriolo di non ossidare.

Ingredienti per 4 persone: 
  • 250g di pomodori ben maturi;
  • un peperone;
  • due cetrioli;
  • un avocado;
  • il succo di un limone;
  • una generosa "grattata" di zenzero fresco. 

Tempo necessario: 10 minuti.

Preparazione:

1. Poiché l'aspetto più accattivante è la stratificazione dei due diversi colori, frullerò gli ingredienti in due momenti diversi: nessuno però vieta di unire questi due passaggi. La crema che va sul fondo del bicchiere dev'essere ben compatta: in un mixer "passo" i due cetrioli, l'avocado e lo zenzero. La quantità di zenzero dipende dal mio gusto personale: io ne consiglio una dose che possa essere "sentita", perché il sapore piccante sgrassa l'avocado. Aggiungo inoltre il succo di limone, affinché il composto non ossidi, e metto da parte.

2. Pelo i pomodori della buccia - posso aiutarmi con un getto d'acqua calda, non bollente - e li privo dei semi; faccio la stessa cosa con il peperone. Unisco i due ingredienti nel mixer appena lavato e frullo.



3. Compongo adesso il mio piatto: verso prima la crema di cetriolo e avocado, dopodiché aggiungo  il pomodoro frullato al peperone. 

Per una tocco di sapore in più, consiglio l'aggiunta di peperoncino fresco tagliato sul momento. La zuppa è molto buona anche ghiacciata.


martedì 15 luglio 2014

PRIMI PIATTI - Risotto con crema di radicchio, sedano e melanzana mantecato con riduzione di vino bianco

Ok, stamattina ho deciso di svuotare il frigorifero. C'erano un sacco di verdure biologiche sull'orlo del deperimento. C'erano quattro stomachi da sfamare, molto tempo a disposizione ed una gran voglia di sentirmi creativa. Il risultato, magari, non è esteticamente bello ed invitante quanto le altre ricette; ma il sapore c'è tutto: inoltre, il costo bassissimo della ricetta - davvero mi sono limitata a prendere "casualmente" gli ortaggi dal frigo - rende questo risotto una preparazione adatta davvero a tutti. Come sempre, la ricetta proposta è completamente vegana e senza glutine. 

Inclusa alla lista degli ingredienti trovate gli ortaggi che ho utilizzato per preparare il brodo. In casa non c'erano carote né pomodori (che utilizzo di solito), così ho "ridotto" l'elenco ad un paio di verdure. Sentitevi ovviamente liberi di modificare la ricetta secondo vostre abitudini/preferenze. E mi raccomando, non utilizzate dadi: essi non solo coprono il sapore "vero" delle pietanze, fanno anche molto male alla salute. La presenza di glutammato monosodico provoca dipendenza fisica e mentale, oltre che sensibilizzazione ed allergia; la nocività del grasso - ricordo che il grasso, in questo caso di origine vegetale, è l'ingrediente base del dado da cucina - è altamente risaputa. La preparazione di un buon brodo vegetale è un investimento a lungo termine: preserva voi e la vostra famiglia dall'assunzione di scarti alimentari, di addensanti chimici, di esaltatori di sapidità e di sostanze di dubbia provenienza in genere. 

Ingredienti per 4 persone:

  • 280/300g di riso a testa;
  • una melanzana;
  • un gambo di sedano;
  • un cespo di radicchio; 
  • uno scalogno.
Per il brodo vegetale (facoltativo):
  • una zucchina;
  • una patata di media grandezza;
  • un gambo di sedano;
  • una cipolla.
Per la riduzione di vino bianco:
  • un bicchiere di vino bianco;
  • un paio di cucchiai di farina di riso. 


Tempo necessario: un'ora circa.

Preparazione:

1. Innanzitutto preparo il brodo vegetale: taglio i miei ingredienti - non è necessaria minuzia -, li verso in una pentola e li copro con un litro d'acqua fredda. Dopodiché, porto a bollore. Il brodo sarà pronto in 20 minuti circa. 


2. Mentre il brodo vegetale si appronta, mi dedico alla crema che condirà il mio risotto. Comincio tagliando a metà la melanzana e disponendola su di una teglia, con la buccia rivolta verso l'alto. Per sicurezza, ho rivestito il fondo della pirofila con dell'alluminio, per impedire alla melanzana di attaccarsi durante la cottura. Inforno per circa una ventina di minuti a 180°, avendo cura di bucare con una forchetta la buccia: questa tecnica, già utilizzata in un'altra ricetta sostituendo la padella al forno, mi consente di ottenere una polpa morbida e piena di sapore. 


4. Preparo la riduzione di vino, mettendo in un pentolino dai bordi piuttosto alti il mio bicchiere di vino bianco. Ad esso aggiungo, sempre a freddo, i due cucchiai di farina di riso: aiutandomi con una frusta, cerco di ottenere un composto senza grumi. Porto a bollore, avendo cura di "mettere" il fornello al minimo.
Tenete presente che il mio obiettivo non è ottenere una salsa molto ristretta - renderebbe il mio risotto eccessivamente colloso - ma semplicemente ridurre il vino di un terzo del suo volume. 


3. In una padella metto a soffriggere lo scalogno. Quando è dorato abbastanza, aggiungo il radicchio tagliato grossolanamente. Bagno con un mestolo di brodo vegetale - quando il composto me lo "chiede" - e continuo la cottura a fuoco medio. 



4. In un contenitore piuttosto alto verso la polpa della melanzana - debitamente staccata dalla buccia con una forchetta, come già fatto vedere nella ricetta delle barchette di pasta al caffè -, metà soffritto di radicchio ed il gambo di sedano crudo. Poiché voglio che non cuocia, sto attenta a compiere quest'operazione soltanto quando le melanzane si sono raffreddate abbastanza. Frullo con l'aiuto di un mixer, emulsionando il composto - se necessario - con un po' di brodo vegetale.


5. Posso finalmente cominciare con la preparazione del mio risotto: nella metà avanzata di soffritto di radicchio verso il quantitativo di riso previsto. Su fiamma viva, faccio rosolare i chicchi e salo: salare durante la tostatura permette alla sapidità di penetrare nel cereale. Dopodiché, comincio a bagnare con un mestolo di brodo vegetale alla volta, facendolo assorbire prima di versarne ancora. Per ottenere una consistenza cremosa - senza l'ausilio di formaggi - è molto importante "far sudare" il riso: fargli mancare il liquido porta all'esterno l'amido, e tanto basta a legare il piatto. 

Il riso durante la fase di tostatura
6. A fornello spento, a pochi attimi dalla fine della cottura del riso - così come indicato sulla scatola - aggiungo la crema di sedano, melanzana e radicchio.Unisco la crema solo alla fine, perché voglio che il sedano non cuocia - almeno, non più di tanto -, per un tocco di freschezza in più. Poco prima di servire, manteco con la riduzione di vino bianco. Dopodiché, impiatto. 

Ed ecco pronta una preparazione estiva, stuzzicante e dall'aspetto professionistico. La freschezza del sedano - da abbinarsi ad una generosa grattata di pepe nero - mitiga l'amaro del radicchio, conferendo a questo piatto un delicato tocco innovativo. Nessuno dei vostri commensali avrà mai l'impressione che si tratti di una ricetta raffazzonata, per non lasciare andar a male le verdure.

Da provare!







lunedì 14 luglio 2014

PRIMI PIATTI - Riso nero con porcini, melanzane e pomodori

Per questa ricetta ho preso spunto da un pasto frugale consumato nel caffè vegano della stazione di Milano. Mi sono ritrovata nel piatto riso nero e caponata di melanzane: una vera delizia! L'abbinamento era troppo gustoso per non pensare di lavorarci un po' su, e così ecco la versione con funghi porcini e pomodori crudi: una preparazione - del resto, come l'originale - senza glutine né derivati animali.
Il piatto è sicuramente un po' costoso (il riso nero si aggira intorno ai 3 euro per 500g, ed ho pagato i porcini 4,50 euro per 300g), ma il procedimento è facile, piuttosto veloce e di sicuro effetto: la presentazione col coppapasta è decisamente scenografica, anche se non obbligatoria! 

L'utilizzo di materie prime integrali - come appunto il riso Venere - garantisce un apporto di nutrienti sani e non troppo manipolati. A differenza del comune riso bianco, le varietà integrali non subiscono sbancamenti chimici e dannosi; contengono preziosi sali minerali - nella fattispecie selenio, manganese e ferro - e una cospicua dose di fibre. L'accostamento con melanzane, pomodori e funghi da agricoltura biologica apporta inoltre potassio, vitamine - soprattutto quelle del gruppo B e C - e licopene, un potente antiossidante. E' provata l'azione antitumorale del porcino. 

Oltre al sapore dei funghi - reso più delicato dalla presenza delle melanzane - l'aspetto più interessante è sicuramente la stratificazione di diverse temperature: il riso è tiepido, il sugo è caldo, il pomodoro è a temperatura ambiente. Seguendo questi pochi passaggi, stupirete i vostri ospiti senza troppo impegno. 

Ingredienti per 4 persone:
  • 280/300g di riso Venere;
  • funghi porcini - preferibilmente non secchi - secondo disponibilità;
  • una piccola melanzana;
  • due o tre pomodori ben maturi;
  • due spicchi d'aglio; 
  • prezzemolo fresco;
  • olio e sale q.b.

Tempo necessario: circa 40 minuti

Preparazione: 

1. Per prima cosa metto a cuocere il riso. Io ho utilizzato il sistema di cottura pilaf, di cui trovate una dettagliata spiegazione qui: ma niente vi impedisce di bollirlo col sistema che utilizzate di solito. Vi consiglio soltanto di aggiungere un cucchiaio d'olio durante la cottura: ciò aiuterà i chicchi a restare ben "separati".

2. Taglio la melanzana, i porcini ed i pomodori a pezzetti. Più i dadolini sono piccoli ed omogenei, migliore sarà il risultato finale.

3. In una padella metto a soffriggere i due spicchi d'aglio - adeguatamente privati del germe - in olio evo, a freddo. So che siete stanchi di sentire questa raccomandazione, ma poiché questo consiglio è stato davvero importante per determinare il mio modo di cucinare, lo ripeterò a beneficio dei neofiti: è importante non aggiungere aglio, cipolla etc. all'olio bollente: il rischio è quello di bruciare il soffritto, anziché cuocerlo. 

Nel momento in cui gli spicchi sono dorati, aggiungo la melanzana e salo: il sale provoca il processo di osmosi - richiama quindi all'esterno l'acqua contenuta nella polpa -; ciò mi permette di non aggiungere ulteriori liquidi al composto. La dose d'acqua giusta, difatti, è proprio quella rilasciata dall'ortaggio. Copro con un coperchio.


Verso i funghi al composto soltanto a pochi minuti dalla fine della preparazione, per non rovinarli con una cottura invasiva. Lascio insaporire il tutto a fiamma bassa, senza togliere il coperchio, per un totale di circa venticinque minuti: il sugo è pronto nel momento in cui appare ben legato e "salsato".


4. Prima di assemblare il piatto, scolo il riso e lo "allargo" su di un piano, aiutandomi con una forchetta. Quest'operazione mi aiuta non solo a sgranare bene i chicchi, ma anche ad intiepidire il cereale. 


5. Non mi resta che impiattare: dispongo il riso tiepido sul fondo, dopodiché aggiungo il sugo caldo di porcini e melanzane - stando ben attenta affinché la salsa "coli" nel riso. Copro con i pomodori a dadini e il prezzemolo. 

E il piatto è pronto! 
Nel caso in cui decidiate - io ho fatto così - di aiutarvi con un coppapasta per dare la giusta forma alle porzioni, ricordatevi di ungerlo - di portata in portata - con un qualche goccia d'olio. Ciò aiuterà il riso a staccarsi senza subire deformazioni. 


domenica 13 luglio 2014

CONTORNI - Caponata "come la faccio io"

Ecco una ricetta in grado di riunire tutta le verdure che avete in frigo. D'altro canto è luglio, e il periodo  di maturazione di pomodori, melanzane, peperoni e pannocchie è appena iniziato: io mi sento doppiamente fortunata, abitando accanto ad una donna che provvede al mio rifornimento quotidiano di cibo biologico, appena raccolto dall'orto.

Quella che leggete qui sotto non è, quindi, la versione originale della caponata, quanto piuttosto una mia rivisitazione in base agli ingredienti che avevo sottomano. Ho scelto di non aggiungere prodotti che non fossero biologici al 100%; spero possiate prendere spunto dal lavoro di tutta una giornata - ho passato un'intera notte a post-produrre le foto! -, modificando la ricetta come più ritenete giusto. 

Ingredienti per 4 persone:
  • una melanzana piuttosto grande;
  • una patata, anch'essa grande;
  • un peperone;
  • un pomodoro;
  • una cipolla rossa;
  • due spicchi d'aglio;
  • basilico;
  • una pannocchia (facoltativa);
  • olio e sale quanto basta.

Tempo necessario: 30 minuti per la preparazione + 30 di cottura in forno.

Procedimento:
  • "Metto" la patata all'interno di un pentolino dai bordi piuttosto alti, dopodiché copro d'acqua fredda; accendo il fornello. Raggiunto il bollore, conto 4 minuti: quindi tolgo dal fuoco. Ciò abbrevia il tempo di cottura in forno. Raffreddo sotto un getto di acqua corrente e sbuccio.
  • Taglio la melanzana, la patata e il peperone a cubetti, avendo cura di utilizzare una dimensione più o meno omogenea. Faccio questo non solo per garantire una doratura uniforme, quanto per stuzzicare i commensali sia da un punto di vista visivo - è bello avere dinanzi una portata curata - che gustativo. Se riesco - io oggi non sono riuscita, d'altro canto non c'erano uomini in casa - taglio la pannocchia a rondelle: altrimenti l'aggiungerò integra al composto.

  • Nell'acqua in cui ha bollito la mia patata, adesso a fornello spento, lascio cadere il pomodoro. L'operazione serve unicamente a staccare la "pelle" dalla polpa, così da poterla rimuovere senza fare troppi danni: basta un attimo di immersione, non voglio che cuocia. Con l'ausilio di un coltello mi aiuto nell'operazione di rimozione della buccia: in un primo momento passo il dorso del coltello (non la lama) su tutto il pomodoro, premendo appena; dopodiché tiro via con le dita le  "pellicine" che si sono staccate.
  • In una padella metto a soffriggere gli spicchi d'aglio - abbiate cura di rimuovere l'anima, prima di unire l'aglio alle vostre portate - con la cipolla tagliata grossolanamente a rondelle. Come già detto negli altri post, è importante unire gli ingredienti all'olio a freddo, poiché il nostro obiettivo è una doratura lenta e prolungata: versare l'aglio nell'olio già bollente rischierebbe di bruciarlo, anziché cuocerlo. 
  • Quando aglio e cipolla sono sufficientemente imbionditi, aggiungo il pomodoro preventivamente tagliato. Salo; se il sughetto dovesse risultare troppo acido - pericolo in cui si può incorrere sostituendo l'ortaggio con della passata, oppure con un pomodoro non sufficientemente maturo - posso aggiungere un cucchiaino di zucchero di canna. Lascio cuocere per un paio di minuti, non di più.
  • Unisco i cubetti di verdura, la pannocchia e il sughetto all'interno di una teglia. Mescolo bene, affinché tutti gli ingredienti siano sufficientemente unti. Aggiungo il basilico e mezzo bicchiere d'acqua - la quantità giusta dipende dall'altezza della vostra pirofila: deve coprire le verdure per un terzo -, dopodiché inforno a 200° per circa 30 minuti, senza ventilazione. La portata è pronta nel momento in cui l'acqua risulta essere completamente assorbita.

E il piatto può essere servito! Sono particolarmente contenta della riuscita di questa caponata: il sugo, preventivamente cotto, conferisce al contorno un bel sapore rotondo senza essere acido. E la pannocchia, arrostita tra melanzane e peperoni, è una chicca davvero interessante! Una volta cotta si sgrana facilmente, affinché ciascun commensale abbia quanto gli spetta. 

Buon appetito!


mercoledì 9 luglio 2014

CONTORNI E SALSE D'ACCOMPAGNAMENTO - La mia versione dell'humus di ceci

L'humus - il nome non rende certo giustizia a questa preparazione - è una salsa a base di ceci e sesamo. Conosciuto in tutto il Medio Oriente, raggiunge la sua massima diffusione in Egitto, Libia e Siria, pur essendo apprezzato anche in Israele e in Grecia: io stessa l'ho provato poco tempo fa per la prima volta, a casa di amici siriani. E di questo mi assumo la completa responsabilità, essendo un prodotto gustosissimo e oramai - anche grazie alla massiccia presenza di kebaberie in Occidente - noto da un po'. 

Nelle nazioni di provenienza, l'humus viene consumato come una salsa da accompagnare alla pita o al pane azzimo, oppure alla carne. Essendo questo un blog dedicato ad una dieta vegana e gluten free, la ricetta che viene proposta è stata pensata per essere servita con delle verdure crude; fermo restando che nulla vieta di rispettare e mantenere la tradizione originale. Il gusto, ve ne accorgerete, è delicato e a tratti pungente; ed è grazie al suo retrogusto asprigno - conferito da aglio crudo e limone - che riuscirete a rendere stuzzicante e divertente ogni abbinamento. 

Mangiare humus è un modo salutare e del tutto innocuo di consumare aglio crudo. Frullato assieme al succo di limone, esso perde un po' dell'aroma che lo rende tanto sgradevole. E' bene ricordare le molte virtù dell'aglio crudo, uno dei più potenti antibiotici naturali conosciuti - pensate, il mio migliore amico è guarito dagli orecchioni semplicemente inserendo uno spicchio in ciascun orecchio -, nonché un valido aiuto per contrastare l'ipertensione ed abbassare il livello di colesterolo; un uso costante - due/tre volte a settimana - ha inoltre evidenziato un'evidente azione antitumorale. L'humus è quindi una grande risorsa per fare il pieno di tutti questi benefici, senza fatica. Privando l'aglio dell'anima - il germoglio verde al suo interno - garantisco, inoltre, una perfetta digeribilità. 

Come già detto, la ricetta originale prevede l'utilizzo del sesamo; io, per ricreare una versione estiva e leggera, l'ho sostituito con un cetriolo e della salvia. Il risultato finale, come si può notare dalla fotografia del piatto completo, non è certo cremoso come la versione mediorientale, pur essendo altrettanto sfizioso e - spero - più fresco.

Ingredienti per 4 persone:
  • 250/300g di ceci già lessati;
  • due spicchi d'aglio;
  • un cetriolo; 
  • un limone;
  • un ciuffetto di salvia;
  • un pizzico di peperoncino;
  • verdure crude a volontà e secondo gusto personale (io ho utilizzato zucchine, carote e fettine di cipolla di Tropea);
  • olio e sale q.b.

Tempo di preparazione:  7-10 minuti, escluso il tempo necessario al taglio delle verdure. 

Preparazione:

1. Estraggo il succo del limone aiutandomi con uno spremiagrumi. Privo l'aglio della pellicina che lo riveste, lo taglio a metà e - utilizzando la punta del coltello, ben attenta a non tagliarmi - elimino il germe interno. Sbuccio quindi il cetriolo.


2. Utilizzando un mixer, frullo assieme la polpa di ceci, il cetriolo sbucciato, l'aglio, la salvia, il succo del limone e il peperoncino. Per aiutare le lame nel movimento, aggiungo l'olio a filo - come si fa con la maionese - oppure un mestolo d'acqua tiepida. Più tempo dedico all'operazione, migliore e omogeneo sarà il risultato finale. Per affinare ulteriormente il risultato - io non l'ho fatto, per mancanza di tempo - posso "armarmi" di spatola e setaccio.


3. Mentre l'humus riposa, preparo le verdure che utilizzerò come accompagnamento. Per la preparazione del mio piatto - ma questa è una scelta estetica, del tutto personale - ho usato la mandolina della Granny, tagliando per il senso della lunghezza.

La mia ricetta è conclusa! L'utilizzo dell'humus per insaporire verdure crude - oltre ad essere un incentivo al consumo di alimenti integri dal punto di vista nutrizionale - è un buon suggerimento per un aperitivo con gli amici. Un piatto unico, al centro del tavolo, stimola ed accompagna il dialogo dei commensali. 






domenica 6 luglio 2014

DESSERT - Pesche grigliate




L'idea delle pesche grigliate mi è venuta guardando una puntata di Masterchef Australia. Uno degli chef in sfida con i concorrenti ha proposto un dessert a base di fichi grigliati e ricotta: di lì, lo spunto di "arrostire" la frutta. Essendo questo un blog vegano, non troverete formaggi in abbinamento alle mie ricette: ad ogni modo, nessuno vieta di accompagnare le pesche con crema o panna.


Ingredienti (per 4 persone):
  • 4 pesche morbide e ben mature;
  • una goccia d'olio oppure un cucchiaino di margarina;
  • sale grosso;
  • zucchero di canna integrale;
  • zucchero a velo;
  • un ciuffo di menta;
  • un ciuffo di salvia. 
Tempo di preparazione: 7/8 minuti

Gli ingredienti necessari alla preparazione

Preparazione:
1. Per prima cosa, mi armo di "spelucchino" e taglio le pesche a metà, privandole del nocciolo. Io, che sono una grande fan dei coltelli "giganti" - più sono grandi e più li amo - mi sono resa conto che nel taglio delle pesche non premiano: scegliere una lama piccola consente di arrivare, con un unico movimento, quanto più vicino possibile al seme. Un taglio unico, ovviamente, premia nella presentazione.

2. Metto a scaldare sul fuoco, a fiamma bassa, una piccola griglia. Su di essa sistemo - ahimè, come facevano le mie ave per cuocere la fettina - del sale grosso. Lo scopo, in questo caso, non è "non fare attaccare la carne al metallo", quanto piuttosto dare alle pesche un leggero sapore salato, che ben si sposa col caramello. A mia discrezione, posso sistemare in aggiunta sulla griglia il ciuffo di menta e di salvia, affinché rilascino il loro aroma.

3. Ungo ciascuna pesca con l'olio (in questo caso mi servo di un pennello) oppure con della margarina. Il mio consiglio è sempre di evitare l'utilizzo della margarina, poiché pare non essere adatta al consumo umano: se ne avete la possibilità, l'olio d'oliva svolge le stesse funzioni ed è più salutare. Dispongo quindi le pesche sulla griglia e faccio cuocere qualche minuto per lato: se il mio intento è stupire gli ospiti con un'ottima presentazione, sto attenta affinché le "linee scure" lasciate dalla padella s'intersechino in modo gradevole.

Più le pesche sono morbide e mature, più rilasceranno del succo durante la cottura (che comunque, anche per non intaccare il valore nutritivo del frutto, non dovrebbe superare i 3, 4 minuti per lato). Il succo contribuirà alla creazione di un delicato sciroppo (arricchito da una punta salata) da utilizzare nella presentazione.



4. In un piccolo pentolino a parte, faccio sciogliere 3/4 cucchiai di zucchero integrale di canna in un dito d'acqua. Lo scopo è quello di ottenere un caramello molto fluido, più simile ad uno sciroppo. Valutate voi la consistenza: se vi sembra troppo "liquido", lasciatelo cuocere ancora un po'. 

5. Sono arrivata all'ultimo passaggio: dispongo le pesche su di un piattino, cospargendole col caramello e "bagnandole" con il succo rilasciato sulla griglia. Spolverizzo con lo zucchero a velo, dopodiché guarnisco con la salvia e la menta. 

E... il dessert è pronto! Il consiglio è di servirlo subito, poiché il vero punto di forza della ricetta è il calore: mangiamo mele e pere cotte, ma... difficilmente abbiamo provato pesche bollenti e grigliate!

Buon appetito!

La farina di Solina

Per chi non è proprio celiaco - ma si limita ad avere un'intolleranza al glutine - ho deciso di scrivere un post dedicato alla farina di Solina. Ho scoperto questa farina da poco, consigliata da amici che gestiscono un punto vendita di prodotti tipici (abruzzesi, ndr).

La Solina è un grano dalle mille doti. Viene coltivato, ad oggi, all'interno del Parco Nazionale del Gran Sasso ed appartiene ad un ceppo storico, antico, che non è stato sottoposto a selezione naturale né tantomeno a modifiche genetiche (modifiche che interessano sempre più spesso il grano comune: e questo è il motivo per cui l'intolleranza, ad oggi, dilaga).

La Solina è per costituzione molto resistente al freddo: ciò consente una semina ad altitudini superiori rispetto al consueto - i miei amici parlavano di una capacità di sopravvivenza attorno ai 900/1000m di altitudine! -, là dove alle piante "infestanti" non è possibile sopravvivere. Per questo motivo, per la coltivazione della Solina non è necessario l'utilizzo di diserbanti e la maggior parte delle farine in commercio - per non dire la totalità - utilizza metodi di coltura biologica. Non c'è bisogno neanche dei pesticidi: i comuni parassiti non vivono tanto in alto.

Per chi ricerca, all'interno della propria dieta, prodotti specificamente naturali, senza eccessiva "interferenza umana", la Solina è un grano che merita di essere conosciuto. Non solo per le succitate virtù - oltre, come accennato, un bassissimo livello di glutine -, ma anche per quello che per il mio popolo rappresenta: un vero e proprio primato mondiale. Non mento: al mondo non c'è un ceppo di grano tanto resistente e tanto nobile. Dimenticata per secoli dopo aver sfamato intere famiglie, la Solina è ad oggi fulcro di un progetto di riqualificazione da parte del Parco Nazionale, che mira a riscoprire il reale valore dei frutti del territorio.

A chi avesse voglia di cimentarsi nella lavorazione di questo prodotto - che si presta bene a qualunque tipo di preparazione: dalla pasta, alla pizza, ai dolci - ricordo che, vista la mancanza di glutine, è un po' difficile legare il tutto. Soprattutto in fase iniziale: l'impasto tenderà non solo a non amalgamarsi, ma anche ad attaccarsi alla ciotola in cui lo state lavorando. Essendo inoltre morbidissimo, il consiglio che posso darvi è aggiungere un po' meno acqua di quanto fareste di solito, sostituendo l'umidità che manca con dell'olio extravergine.

In ultimo, il prezzo: purtroppo la Solina è un po' cara, e ad oggi non so se viene "esportata" in altre regioni (chiedo venia). E' in ogni caso un alimento che non consumo spesso, e che sono contenta di "regalarmi" ogni tanto poiché lo sento "sicuro". Ad ogni modo, sono riuscita a trovarne al mercato al prezzo di 1,20€/kg; sicuramente un bel passo avanti, rispetto ai 6€ che mi aveva chiesto il panettiere! In Abruzzo si trovano inoltre pane e pizza già fatti con questo fantastico grano.

Per ulteriori informazioni sulla storia e sulla possibilità di acquisto visitate: http://www.fornaidelparco.it/la_solina,11,215.html